
Questa settimana ho scelto di affrontare un argomento molto interessante “ lo svezzamento “, ma sin da subito mi sono resa conto che è davvero difficile districarsi nella marea di informazioni, utili e non, che si trovano sul web, riviste mediche e libri sull’argomento.
Ho scelto di chiedere aiuto alla nostra Pediatra, la Dottoressa Elena Giacosa, la quale mi ha suggerito la lettura di un testo ( Io mi svezzo da solo – Pier Marini ) e di alcune slide che lei stessa, consiglia ai propri assistiti.
Lo svezzamento è una tappa importante, nel percorso di crescita del proprio bambino e per i genitori è fondamentale informarsi e conoscere i vari percorsi perseguibili, i vantaggi e gli svantaggi di uno o dell’altro.
Una delle prime domande è: “Quando iniziare?”
Per l’Organizzazione mondiale della sanità, l’introduzione di alimenti complementari al latte non dovrebbe avvenire prima del sesto mese compiuto, e sulla stessa linea si pongono varie società e agenzie internazionali.
Ma attenzione: queste indicazioni generali non possono prescindere dalle caratteristiche del singolo bambino. I pediatri concordano sul fatto che per dare il via allo svezzamento è bene aspettare che il bambino stesso da un lato mostri interesse per il cibo (cosa che può avvenire anche presto, tra il quarto e il quinto mese di vita) e dall’altro sia pronto da un punto di vista neuromotorio.
Il piccolo, insomma, deve saper:
- stare seduto con la testa dritta
- deglutire bene gli alimenti (avendo dunque perso il riflesso di estrusione che lo porta a sputar fuori tutto ciò che non è liquido)
- afferrare il cibo con le mani per portarlo alla bocca.
Una volta stabilito il momento giusto per iniziare, si affronta la scelta sul “come iniziare”.
Svezzamento tradizionale o autosvezzamento?
Lo svezzamento tradizionale: una dieta su misura.
“Il bambino non è un piccolo adulto e ha bisogni nutrizionali diversi rispetto a quelli dei grandi.”
Nello svezzamento tradizionale il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad una mista, avviene sulla base di uno schema che regola le modalità di introduzione dei singoli alimenti e le quantità, per gruppo alimentare, da somministrare a ciascun pasto.
In questo caso avremo una prima pappa, con brodo vegetale e crema di riso e poi, in modo del tutto graduale, andremo ad introdurre gli altri cibi.
L’ Autosvezzamento: “Mangio come i grandi”.
Una nuova tendenza che si sta facendo strada nelle famiglie e tra i pediatri ed è quella dell’autosvezzamento.
Ci sono Due principi fondamentali di questo approccio:
Primo: non sono i genitori a “decidere” quando è arrivato il momento di assaggiare qualcosa di nuovo, ma il bambino stesso, che lo comunica con vari segnali, tra i quali un evidente interesse per il cibo. Secondo: niente pappe speciali, ma via libera agli stessi piatti di mamma e papà, purché sani. Se il piccolo mostra chiaramente di voler provare quel risotto che mangia la mamma o quelle penne al sugo, perché non accontentarlo?
Seguire questa naturale inclinazione permette di introdurre nuovi alimenti nella dieta dei piccoli, evitando le tappe dello svezzamento classico, ma anche nel caso dell’autosvezzamento, vale la regola del buon senso di introdurre gli alimenti con gradualità, uno o comunque pochi per volta, in modo da identificare eventuali intolleranze e/o allergie alimentari.
Forse a questo punto vi starete chiedendo, proprio come ho fatto io, che cosa dice la scienza su questi due approcci, ma è una domanda difficile, perché non ci sono studi che li mettano a confronto o linee guida che dicano esattamente cosa fare. Se i genitori sono attenti e scrupolosi, non dovrebbero esserci problemi in nessun caso e un bimbo sereno, che cresce regolarmente, lo confermerà.
Non resta che dire “ Buona pappa, piccoli.”
Miriam Buonadie – Nido Bubusettete
